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Martedì 5 gennaio 2010 2 05 /01 /2010 16:18

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LED BY
TRAN QUANG HAI



Il canto armonico, detto anche canto difonico, diplofonie e triplofonie, ed in inglese overtone singing, è una tecnica di canto nella quale il cantante sfrutta le risonanze che si creano nel tratto vocale (che si trova tra le corde vocali e la bocca) per far risaltare gli armonici presenti nella voce. In questo modo una singola voce può produrre simultaneamente due o più suoni distinti.

TRAN QUANG HAI

Tran Quang Hai raffinato interprete delle tradizioni musicali dell’Estremo Oriente, maestro di artisti come Demetrio Stratos, David Hykes, Meredith Monk, Roberto Laneri, Tran Quang Hai è considerato il più grande specialista del mondo di canto difonico (overtones), tecnica vocale di origine sciamanica che permette l’emissione simultanea di due note, diffusa in Mongolia, in Siberia e in Sudafrica.
Tran Quang Hai proviene da una famiglia di cinque generazioni di musicisti.

Il seminario prevede due classi:

1)Beginner per chi non ha mai affrontato il canto armonico

2)Advanced per chi fosse interessato a continuare un percorso ed ha già acquisito delle basi nell'uso degli armonici



Venerdì 12 Marzo:
09.00-12.00 (prima sessione di lavoro Advanced)
14.00-18.00 (seconda sessione di lavoro Advanced)
Sabato 13 Marzo
09.00-12.00 (prima sessione di lavoro Beginner)
14.00-17.00 (seconda sessione di lavoro Beginner)
Domenica 14 Marzo:
9.00-13.00 (terza sessione Beginner)
14.00-18.00 (terza sessione Advanced)


Info e iscrizioni:
Tel 02/66802057
E-mail info@accademiaspettacolo.com
Di Arti Visive e Visionarie
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Martedì 5 gennaio 2010 2 05 /01 /2010 16:06

SEMINARI INTENSIVI 2010

Il Processo Analogico
nelle
 Arti Performative




Due giorni immersi nella natura.
Due giorni senza corrente elettrica.
Due giorni senza poter parlare.
Unica possibilità di espressione: Il Corpo.
Gli attori a stretto contatto con la natura indagano il processo creativo.
L'attore si riscopre davanti al freddo,al buio,al silenzio.
La concentrazione si sviluppa,i sensi si risvegliano,il corpo incomincia a parlare.


"La performance non è un'illusionistica copia della realtà, nè la sua imitazione. Non è una serie di convenzioni accettate come un gioco di ruolo, recitato in una seperata realtà teatrale. L'attore non recita, non imita, o pretende. Egli è se stesso."
Jerzy Grotowski




Il lavoro dell'attore consiste, in primo luogo nel fare in modo che il pubblico abbia una impressione determinata dai suoi gesti e dalle sue parole. Tanto più è bravo un attore tanta più parte del pubblico pensa esattamente ciò che lui vuole che essi pensino.
Ma come fa l'attore a controllare le proprie capacità espressive? In primo luogo c'è qualcosa che l'attore esprime, e quel qualcosa sono emozioni, sentimenti, pensieri e idee. In secondo luogo c'è il veicolo e lo strumento che l'attore utilizza. Il veicolo varia a seconda del tipo di attore e/o del tipo di arte in cui egli opera. Nel teatro di movimento egli adopera solo il corpo, nel teatro di parola egli adopera principalmente la voce e il corpo; in televisione e in cinema adopera sia la voce che il corpo che l'espressione facciale.
Quindi il lavoro dell'attore consiste nel fare in modo che certi sentimenti pensieri, idee o emozioni vengono correttamente decifrate dai suoi gesti, dalla sua voce, dal suo sguardo. La mimica è lo strumento tramite cui questo risultato viene ottenuto.

Il principale contributo di Costa nel campo della pedagogia teatrale e dell'insegnamento dell'arte drammatica è l'elaborazione del metodo mimico. Rifacendosi agli insegnamenti del suo maestro Jacques Copeau, concepì una serie di esercitazioni volte a sviluppare nell'attore la capacità di immedesimarsi, innanzitutto fisicamente, in ogni elemento naturale animato o inanimato. Lo scopo del metodo mimico è quello di sviluppare nell'attore una estrema duttilità psico-fisica, necessaria alla interpretazione di un personaggio.

Nella elaborazione di una sua metodologia di insegnamento, il contatto con Copeau, di cui fu allievo e assistente, fu fondamentale, condividendone l'idea di un teatro essenziale e senza orpelli, fondato sul «miracolo» della espressione teatrale. Per Costa l'evento essenziale della rappresentazione (e in senso lato dell'essere 'uomini' prima ancora che attori) scaturisce dal corpo, dalle sue potenzialità espressive che precedono la parola.

Il metodo fu concepito come un gioco, dove il verbo 'giocare' richiama il termine che molte lingue europee utilizzano per definire la recitazione. Come un bambino che gioca, l'attore deve prendere molto sul serio gli esercizi, apparentemente frivoli, riscoprendo quell'"istinto mimico" che, secondo Costa, nei bambini è ancora molto sviluppato, e che è la chiave di volta della recitazione.
« Dall'"imitare" si passa al "mimare". Dalla pura e semplice ripetizione si passa ad una funzione che è nello stesso tempo interpretativa e creativa. Interpretativa perché non potendo riprodurre traduce, creativa perché la scelta degli atti espressivi non è meccanicamente automatica ma è affidata alla natura dell'individuo. »

(Lettera al nipote Nicola, 1966)






Questi due incontri dedicati alla mimesi e al metodo mimico ideato dal maestro Orazio Costa,si pongono l'obbiettivo di una ricerca organica tra l'uomo e la natura,l'indagine delle qualità espressive dei partecipanti e le basi del metodo.
La scoperta del pensiero analogico,la natura come fonte creativa per il lavoro sul personaggio e sul lavoro su sè stesso..




Il seminario si svolgerà a Cascina Venara

Cascina Venara è una cascina tipica della Lomellina a "corte aperta", di proprietà del Comune di Zerbolò.

Cascina Venara è all'interno della zona naturale del parco del Ticino.

Il seminario comprende vitto e alloggio dei partecipanti.


Seminario Invernale

Date:

6 Febbraio 2010
7 Febbraio 2010

Costi
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70 euro (partecipanti interni)
100 euro (partecipanti esterni)

Seminario Estivo

Date

1 Maggio 2010
2 maggio 2010

Costi:

70 euro (partecipanti interni)
100 euro (partecipanti esterni)


N.B IL COSTO PER PARTECIPARE AD ENTRAMBI I SEMINARI E' RIDOTTO!

6-7 FEBBRAIO
1-2 MAGGIO

COSTI

100 EURO (INTERNI)
150 EURO (ESTERNI)
Di Arti Visive e Visionarie
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Venerdì 4 dicembre 2009 5 04 /12 /2009 15:34

Riascoltando alcune interviste, rileggendo le sue parole e rimettendo insieme tutti i pezzi dei ricordi di spettacoli e incontri, non posso che continuare a rimanere affascinata da Peter Brook.

Le sue riflessioni sul teatro e sull’arte partono sempre da un’esperienza personale ma sembrano appartenere ad un’atmosfera universale.

 

Quando nel 1970 Brook fonda il CIRT (Centre International de Recherches Théâtrales) parte dalla convinzione che fare teatro è una scelta di vita; pratica il teatro perché attraverso questo si entra meglio in essa.

Si tratta quindi di una scelta esistenziale che riguarda ogni persona che si dedica all’arte teatrale.

 

Ogni individuo è un “mondo”: nessuno può entrare nel mondo, nella vita altrui.

Ognuno quindi ha il suo teatro.

L’imitazione, la gelosia, il voler essere come l’altro non producono altro che sterilità.

Si può insegnare solo se attraverso ciò si sta insegnando a sé stessi, si sta cercando sé stessi.

 

Ecco perché uno dei punti di partenza della ricerca condotta dal regista inglese era quello di “disintellettuallizzarsi”, cercare di allontanarsi da stereotipi e/o modelli per trovare l’essenzialità. Arrivare quindi ad un teatro delle “forme semplici”, in cui ognuno porta il suo mondo.

.

Gli attori del CIRT, provenienti da diverse parti del mondo, si sperimentarono così in giro per villaggi africani dove si cercava di creare un terreno comune con degli sconosciuti, con persone totalmente lontane dalla propria cultura. È qui che entra in gioco la “disintellettualizzazione” e la ricerca dell’essenzialità.

 

“È bene che il teatro sia impuro” perché il teatro è sempre un incontro- non un conflitto- tra le opposizioni che fanno parte della vita. È un mescolare, un convergere di elementi apparentemente paralleli, di opposti: in questo senso impurità. “Il teatro è una piazza pubblica”.

 

E in tutto questo dove sta la “spettacolarizzazione”, il portare in scena un testo?

 

Il lavoro di ricerca è lo stesso, sia per un testo contemporaneo che per i classici, e prevede l’ascolto, la sensibilità, l’immaginazione e l’esperienza concreta.

 

L’importante è non cadere nell’errore di pensare al testo come un padrone.

Un buon testo non ha mai un’unica chiave di lettura ma lascia spazio a sfumature che ogni spettatore può cogliere e far sue.

Il regista non decide il punto di vista dello spettacolo ma svolge un ruolo più sottile, più “magico”: è là per aiutare che qualcosa si compia.

 

Anche l’attore è uno strumento affinché una certa realtà possa apparire.

“L’attore è come un detector della realtà”.

 

Di Arti Visive e Visionarie
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Giovedì 3 dicembre 2009 4 03 /12 /2009 18:47
"Non è il teatro che è necessario
ma assolutamente qualcos'altro
superare le frontiere tra me e te:
arrivare ad incontrarti
per non perderti più tra la follia,
nè tra le parole,
nè tra le dichiarazioni,
nè tra idee graziosamente precisate,
rinunciare alla paura ed alla vergogna
alla quale mi costringono i tuoi occhi
appena gli sono accessibile
«tutto intero».
Non nascondermi più,
essere quello che sono.
Almeno qualche minuto, dieci minuti,
venti minuti, un'ora.
Trovare un luogo dove tale essere in comune
sia possibile..."

Jerzy Grotowski
Di Arti Visive e Visionarie
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Martedì 27 ottobre 2009 2 27 /10 /2009 14:38

 






da un’idea di Marco Melloni 
 
 

COMUNICATO STAMPA 

Rave teatrale

“Voci nel deserto”

Frammenti di libertà di pensiero 

Giovedì  19 novembre 2009, ore 19 - 24 

Associazione culturale Arci Bitte

Via Watt 37

Milano

(MM2 Romolo) 

"Siamo un paese senza memoria: il che equivale a dire senza storia. L'Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell'oblio televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo con le sue contorsioni, le sue conversioni".

Lo scriveva Pasolini sul Corriere della Sera. Sono passati più di trent’anni. Ci piacerebbe far diventare anacronistiche queste parole. 
 

Il collettivo “Voci nel deserto”  è lieto di invitarvi al Rave teatrale che si terrà giovedì  19 novembre 2009 presso la sede dell’Associazione culturale Arci Bitte, in via Watt 37 a Milano.

L’evento è già  al suo secondo appuntamento milanese grazie al successo del debutto avvenuto il primo luglio sempre presso il Bitte. 

Nato da un’idea di Marco Melloni, il rave consiste in una performance che ripropone testi del passato che, grazie alla loro risonanza con l’attualità, sembrano scritti oggi.  

Brani di Pirandello, Fogazzaro, Pasolini, Flaiano, Tucidide e Orwell, sono interpretati da attori, professionisti e non, che partecipano spontaneamente al collettivo. I testi, che saranno anche mixati da un dj, affrontano problematiche ancora attuali, pur essendo stati scritti in epoche passate e mantengono per questo la loro forza comunicativa. 

Frammenti di libertà  di pensiero, messaggi in bottiglia affidati alle correnti del tempo e usati come pillole di memoria messe in relazione attraverso la musica: ne è uscita fuori una narrazione del presente che non può non sorprendere nel momento in cui viene ristabilito l’ordine temporale e ricollocata ogni frase nel suo contesto. Possibile che fosse già tutto previsto? 

Il filo conduttore dell’evento del 19 novembre sarà la riflessione sui mezzi di comunicazione di massa. “Voci nel deserto” non sono solo parole ma anche immagini, azioni, musica, installazioni e video.  

La serata del 19 vedrà la  partecipazione di Francesco Foti e Michele Bottini,attori professionisti e non che si alterneranno sul palcoscenico. 

L’evento teatrale è  stato interamente promosso senza mezzi pubblicitari convenzionali, ma solo attraverso passaparola e “incursioni” teatrali degli attori del collettivo nelle piazze e nei luoghi più frequentati di Milano (Università, metropolitane e parchi). Questa particolare forma di promozione dell’evento ha visto a Roma il contributo di importanti attori come Ugo Dighero, Claudio Castrogiovanni e Barbara Abbondanza e ha permesso di raggiungere un clamoroso successo di pubblico alla prima del 27 febbraio 2009, tanto da diventare, nella capitale, un appuntamento fisso ogni mese. 

“Voci nel deserto” è un’idea collettiva di fare teatro civile, alla quale tutti possono contribuire, segnalando frammenti, promuovendo l’iniziativa o addirittura replicandola liberamente in altre città d’Italia. 

La serata di giovedì  19 novembre è interamente gratuita per i possessori di tessera Arci.

Tessera Arci Obbligatoria. 

Alle 19.00  aperitivo musicale con Dj-Set live

A seguire, alle 21, “Rave teatrale-Voci nel deserto” 

Dalle 22:30 alle 24.00  Dj-Set.

Contributi Video: Angela Virzì

Regia Audio: Filippo Cordone

Regia Luci. Adele Sanchirico

Dj-Set : Easy Vibes selezione musica reggae & old ska

             Funky Kruger selezione musica  funky 

Per informazioni sull’evento:

www.bittemilano.com

 www.vocineldeserto.it

 e-mail: vocineldeserto.mi@gmail.com  
 
 
 

Di Arti Visive e Visionarie - Pubblicato in : Rave teatrale Voci nel Deserto
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